La conversazione di oggi vede come protagoniste le B Corp Chiesi e Davines, due aziende che da tempo intraprendono e portano avanti iniziative concrete in linea con i requisiti dell’Argomento di Impatto Azione per il Clima (AC) previsto dai nuovi Standard di B Lab. Abbiamo intervistato i loro team per approfondire come stanno traducendo l’urgenza climatica in strategie, obiettivi e piani di transizione misurabili lungo l’intera catena del valore
Chi sono il Davines e Chiesi, come nascono e di cosa si occupano?
D: Il Gruppo Davines, fondato a Parma nel 1983, è specializzato in prodotti per la cosmetica professionale con i brand Davines per l’haircare e [ comfort zone ] per lo skincare. Fondato da Gianni e Silvana Bollati, oggi il Gruppo è guidato dal Presidente Davide Bollati e dall’Amministratore Delegato Anthony Molet e ha sede a Parma presso il Davines Group Village, affianco al quale sorgono il Giardino Scientifico e EROC – European Regenerative Organic Center – il centro di studio sull’agricoltura biologica rigenerativa nato nel 2021 dalla partnership con Rodale Institute. Presso il Davines Group Village hanno sede i tre laboratori in-house di ricerca e innovazione e 4 centri di expertise, che coinvolgono un team di 65 professionisti. Anche la produzione delle linee Davines e [ comfort zone ] è interamente basata a Parma. Diventato B Corp nel 2016, oggi il Gruppo ha 9 filiali (New York, Parigi, Londa, Deventer, Düsseldorf, Hong Kong, Shanghai, Città del Messico, Bilbao), opera in più di 90 paesi e conta più di 1000 collaboratori a livello globale. Dal 2019 la filiale italiana e quella US sono Società Benefit. Nel 2024, il Gruppo ha chiuso un altro esercizio con un aumento a doppia cifra del fatturato: + 12% rispetto al 2023, a € 295 milioni. Sono i mercati esteri, dove il Gruppo Davines nel 2024 ha realizzato l’82% del suo fatturato, a trainare la crescita. Gli Stati Uniti si confermano il primo mercato del Gruppo, seguiti dall’Italia.
C: Chiesi è un gruppo biofarmaceutico internazionale con oltre 90 anni di storia, nato a Parma come impresa familiare e cresciuto fino a diventare una realtà riconosciuta a livello globale. Oggi opera in oltre 30 Paesi, con circa 7.500 persone nel mondo, e sviluppa soluzioni terapeutiche innovative in tre aree principali: la salute respiratoria (AIR), le malattie rare (RARE) e le cure specialistiche (CARE). Le radici familiari di Chiesi continuano a dare linfa a una cultura aziendale fondata su integrità, etica e responsabilità di lungo periodo. Questi valori non restano principi astratti, ma guidano concretamente le scelte strategiche, i modelli di governance e le priorità di investimento. Sono valori condivisi e vissuti quotidianamente da me e da ogni collega che entra a far parte dell’organizzazione, creando un forte senso di appartenenza e una missione comune. Al centro di tutto ciò che facciamo c’è un obiettivo chiaro: aiutare le persone a vivere una vita più sana e migliore, attraverso un modello di crescita sostenibile che contribuisce attivamente alla salute delle comunità e del pianeta. La ricerca e sviluppo rappresenta il principale motore di crescita e di impatto del Gruppo: nel 2024 il 24,3% dei €3,4 miliardi di ricavi è stato reinvestito in R&D per rispondere a bisogni medici ancora insoddisfatti e migliorare l’accesso alle cure. Allo stesso modo, la sostenibilità ambientale è parte integrante della strategia industriale e viene affrontata con obiettivi chiari e misurabili, come il percorso verso il Net Zero che prevede una riduzione del 90% delle emissioni di gas serra Scope 1 e 2 entro il 2030 e delle emissioni Scope 3 entro il 2035, rispetto al 2019. Un traguardo che anticipa di 15 anni l’obiettivo europeo di neutralità climatica e riflette una convinzione profonda: la performance economica è uno strumento al servizio del purpose, non il suo fine.
Cosa vi ha spinto a diventare B Corp e cosa significa per voi far parte di questo Movimento?
D: Il Gruppo Davines è impegnato nella sostenibilità da oltre 20 anni, con un coinvolgimento crescente, sempre più olistico e integrato, sottolineato anche dalla certificazione come azienda B Corp, ottenuta nel 2016. L’inizio del percorso verso la certificazione è stato nel 2005 con la nascita della Carta Etica, redatta dagli stessi collaboratori del Gruppo, che ne racchiude i valori chiave e che ancora oggi costituisce un punto di riferimento all’interno della nostra realtà. Siamo un’azienda stakeholder-driven, che crede nel valore dell’interdipendenza tra tutti gli attori di un sistema fortemente interconnesso: singoli, aziende, società e ambiente. Nelle nostre azioni, così come nelle scelte strategiche, siamo guidati dal nostro Purpose e della volontà di creare benessere per tutti i nostri portatori d’interesse. L’Interdipendenza, infatti, è un fondamento valoriale e operativo per le aziende del movimento B Corp, consapevoli che l’approccio integrato genera un impatto amplificato. In quanto B Corp e azienda stakeholder-driven, infatti, da sempre condividiamo apertamente l’evoluzione e i risultati di ogni nostro progetto, sia quando genera successo, che quando evidenzia ambiti di miglioramento. Da quando siamo una B Corp, questi valori ci spingono a impegnarci nel divulgare la cultura B Corp tra i nostri partner e stakeholder: ci impegniamo a supportare la certificazione dei nostri fornitori, saloni e distributori affinché sempre più attori del settore privato si uniscano nel cammino verso un futuro di sostenibilità. A fine 2024, grazie alle nostre attività di Advocacy, 25 nostri fornitori della sede di Parma, 7 saloni e 2 distributori internazionali hanno ottenuto la certificazione B Corp.
C: Questo percorso affonda le sue radici nella nostra esperienza in neonatologia. Il lavoro a stretto contatto con i pazienti più fragili, i neonati prematuri, e con le loro famiglie ci ha messo di fronte al peso reale delle decisioni che prendiamo ogni giorno. Da questa esperienza nasce un modo di guardare alla salute che va oltre la dimensione clinica e include anche temi come l’equità e l’accesso alle cure. In questo contesto, già nel 2005, è stata istituita la Fondazione Paolo Chiesi con l’obiettivo di migliorare l’accesso alle cure nei Paesi a basso e medio reddito. Il lavoro della Fondazione ci ha progressivamente portati a porci una domanda più ampia: “come definire e misurare l’impatto come cambiamento sociale concreto?” In quel momento abbiamo compreso i limiti dell’approccio tradizionale di Corporate Social Responsibility. Cercavamo un sistema rigoroso, comparabile e basato su metriche oggettive per analizzare il nostro operato e, nel 2019, abbiamo individuato nella certificazione B Corp uno degli standard più adatti a questa sfida. Oggi, per Chiesi, l’impegno a creare impatto si fonda su due livelli complementari. Da un lato, l’adozione della forma giuridica di Società Benefit. Attualmente in essere in Italia, Stati Uniti, Francia e Colombia, questa forma giuridica introduce una responsabilità legale chiara e integrata nello statuto aziendale: l’obbligo di generare benefici per la società e l’ambiente, accanto all’obiettivo di profitto. Dall’altro lato, la misurazione oggettiva dell’impatto, di cui la certificazione B Corp rappresenta una delle espressioni più solide, come metrica rigorosa e comparabile nel tempo. Dal primo ottenimento della certificazione nel 2019, alle successive ricertificazioni nel 2022 e nel 2025, abbiamo registrato progressi tangibili nel nostro impatto sociale e ambientale, con un aumento del punteggio da 87,5 a 103,7, fino a 117,5 (+13,7 punti). Infine, essere parte del movimento B Corp significa adottare una prospettiva intergenerazionale: guardare oltre il breve termine e agire oggi con la consapevolezza che la salute delle persone e quella del pianeta siano profondamente interconnesse, e che le aziende abbiano un ruolo chiave nell’affrontare sfide globali come il cambiamento climatico e l’equità sanitaria.
Quali requisiti dell’argomento d’impatto AC ritenete più stimolanti per la vostra azienda, e perché?
D: I requisiti che abbiamo trovato più stimolanti nell’ambito Azioni per il Clima sono CA1.1, relativo alla misurazione annuale delle emissioni di gas serra, e CA2.2, legato alla definizione di target science-based validati da SBTi. Da anni abbiamo intrapreso un percorso strutturato di misurazione delle emissioni di gas a effetto serra, che ci consente di monitorare in modo sistematico le emissioni lungo l’intera organizzazione e la catena del valore. Nel 2024 questo percorso si è rafforzato ulteriormente con l’ottenimento, per la prima volta, della certificazione della Carbon Footprint di organizzazione, in conformità al GHG Protocol Corporate Standard, con garanzia ragionevole, rilasciata da Bureau Veritas. Questa certificazione attesta la qualità, la trasparenza e l’affidabilità dei nostri dati sulle emissioni (Scope 1, 2 e 3) e rappresenta una base solida per orientare le decisioni strategiche e costruire un piano di decarbonizzazione credibile e misurabile. Riteniamo che partire dai dati sia un prerequisito fondamentale per affrontare in modo concreto le azioni necessarie a contrastare il cambiamento climatico. In questo contesto, infatti, si inserisce la definizione e validazione – ottenuta nel 2024 – dei nostri obiettivi di riduzione delle emissioni da parte della Science Based Target initiative (SBTi), che ha riconosciuto la conformità del nostro impegno a raggiungere il Net Zero al 2050 ai criteri scientifici previsti dal Corporate Net Zero Standard.
C: Tra i nuovi requisiti introdotti dagli standard B Corp per l’area Azione per il Clima, quello che riteniamo più stimolante e strategico è lo sviluppo e l’attuazione di un Piano di Transizione Climatica (AC3). È un requisito che va al cuore della trasformazione che stiamo portando avanti. Prima di tutto perché segna un cambio di paradigma: ci ha spinto a evolvere da un approccio di carbon neutrality a una strategia Net Zero, molto più ambiziosa e rigorosa, fondata sulla riduzione reale delle emissioni lungo tutta la catena del valore, e non sulla sola compensazione. È stimolante anche per il livello di misurabilità e trasparenza che richiede. Definire obiettivi chiari, basati sulla scienza, e rendicontare annualmente i progressi attraverso il nostro Climate Transition Plan significa rendere la strategia climatica verificabile, evitando approcci dichiarativi e rafforzando la nostra credibilità nel tempo. Un altro elemento chiave è la sfida rappresentata dalla riduzione delle emissioni Scope 3, la parte più complessa della nostra impronta ambientale. Per Chiesi, una quota significativa delle emissioni deriva dall’utilizzo dei prodotti venduti, e questo requisito ci spinge a integrare il tema climatico direttamente nell’innovazione terapeutica e nelle scelte industriali, accelerando soluzioni a minore impatto ambientale. Infine, il requisito AC riflette pienamente la nostra visione di Planetary Health. Per noi, la salute delle persone e quella del pianeta sono profondamente interconnesse: affrontare il cambiamento climatico non è solo una priorità ambientale, ma una responsabilità verso i pazienti di oggi e le generazioni future.
Quali azioni concrete avete già intrapreso in relazione ai requisiti AC?
D: Nel mese di settembre 2024 è stato pubblicato “2030: Davines Group Towards Planet Regeneration”, un documento che racchiude la strategia di sostenibilità ambientale del Gruppo Davines al 2030. Uno dei pillar strategici è la decarbonizzazione, tema materiale direttamente correlato all’area “Azioni per il Clima”. All’interno di un percorso a lungo termine validato da SBTi, orientato al raggiungimento del Net Zero entro il 2050, il Gruppo Davines ha fissato un obiettivo intermedio al 2030 pari ad una riduzione del 55% delle emissioni di gas a effetto serra per ogni kg di bulk prodotto rispetto al 2022. Questo target è stato calcolato basandosi sui confini di perimetro definiti dal GHG Protocol, includendo quindi sia le emissioni degli Scope 1 e 2 che dello Scope 3. All’interno di questo contesto strategico, le azioni già intraprese dal Gruppo Davines sono: definizione di un piano di azione strategico con progetti trasversali alle diverse aree aziendali per il raggiungimento del target al 2030; l’ottenimento della certificazione della carbon footprint di organizzazione 2024 con garanzia ragionevole; mitigazione della nostra impronta carbonica, attraverso la neutralizzazione di 93.500 tonnellate di CO2 equivalente tra il 2018 e il 2024; avvio di studi di fattibilità e progettazione di nuovi impianti fotovoltaici con l’obiettivo di aumentare la quota di energia autoprodotta da fonti rinnovabili al Davines Village iniziative di efficientamento energetico all’interno dei nostri uffici e dello stabilimento produttivo l’adozione di approcci di eco-design e Life Cycle Assessment (LCA) per ridurre le emissioni lungo l’intero ciclo di vita dei prodotti; l’attivazione di tavoli di lavoro dedicati con i fornitori delle materie prime a maggiore impatto in termini di emissioni di CO₂, che hanno permesso di ottenere fattori di emissione più accurati, basati su dati primari, e, sulla base dei risultati, valutare l’introduzione di materie prime alternative a minore impatto.
C: La salute delle persone è profondamente interconnessa alla salute del pianeta: non è un’opinione, ma un dato scientifico sempre più evidente. È da questa consapevolezza che nasce l’impegno di Chiesi, tradotto in un percorso strutturato e misurabile, fondato su cinque pilastri ambientali che guidano la nostra strategia e ne orientano l’attuazione concreta. Il primo pilastro è il percorso verso il Net Zero. In linea con obiettivi approvati dalla Science Based Targets initiative, ci siamo impegnati a ridurre del 90% le emissioni assolute Scope 1 e 2 entro il 2030 e del 90% le emissioni Scope 3 entro il 2035, rispetto alla baseline del 2019. Questo percorso ci ha già
permesso di ridurre di circa il 50% le emissioni Scope 1 e 2 rispetto al 2019. Lo sviluppo del Carbon Minimal Inhaler (CMI) è oggi per noi un cruciale investimento strategico, che mira a ridurre fino al 90% l’impatto climatico degli inalatori grazie all’utilizzo di propellenti a basso potenziale di riscaldamento globale, intervenendo su una delle principali fonti di emissioni Scope 3. Il secondo pilastro è la Planetary Health Advocacy, attraverso cui promuoviamo una maggiore consapevolezza sul legame tra cambiamento climatico e salute. Lo facciamo sostenendo iniziative come Action Over Words, aderendo all’Alliance for Clean Air e contribuendo al dialogo pubblico e istituzionale in ambito di politiche ambientali e sanitarie. Il terzo pilastro riguarda l’uso responsabile delle risorse. Attraverso programmi come il Better Building Program, lavoriamo per ridurre l’impatto ambientale dei nostri siti produttivi intervenendo su più dimensioni, tra cui l’efficienza energetica, il consumo idrico e la gestione dei rifiuti. Il quarto pilastro è la sostenibilità dei prodotti e dei processi, con azioni mirate alla riduzione dell’impatto ambientale lungo l’intero ciclo di vita, come la riduzione degli imballaggi, i programmi di ritiro come My Green Lab e l’introduzione di materiali a minore impatto ambientale. Il quinto pilastro riguarda la biodiversità, che stiamo integrando in modo sempre più strutturato nella nostra strategia ambientale. Abbiamo avviato valutazioni secondo il framework TNFD e stiamo lavorando all’allineamento con gli obiettivi scientifici per la natura (Science Based Targets for Nature), per generare un impatto positivo sugli ecosistemi in cui operiamo.
In ottica di miglioramento continuo, quali aspetti dell’argomento AC vorreste rafforzare nei prossimi anni?
D: Nei prossimi anni, il Gruppo Davines intende rafforzare ulteriormente il proprio impegno climatico, con un focus crescente sulle emissioni lungo l’intera catena del valore e sull’impatto sistemico delle proprie attività. In particolare, le priorità di sviluppo riguardano: l’attuazione e il consolidamento degli obiettivi di riduzione al 2030, in linea con i target SBTi, con una significativa diminuzione dell’intensità emissiva per kg di prodotto; il potenziamento della decarbonizzazione della logistica in ingresso e in uscita, sperimentando soluzioni innovative e a basso impatto ambientale, tra cui le spedizioni intermodali per le tratte continentali; il potenziamento della decarbonizzazione della mobilità, sia intesa come business travel che come commuting, dunque con un focus sulle modalità con cui i propri collaboratori effettuano la tratta casa-lavoro l’aumento della quota di autoproduzione dell’energia rinnovabile per arrivare al target 2030 del 100% di energia autoprodotta un maggiore coinvolgimento di fornitori, partner e clienti professionali, per estendere le Azioni per il Clima oltre i confini diretti dell’azienda; il rafforzamento dei sistemi di monitoraggio, misurazione e rendicontazione, per garantire trasparenza, solidità scientifica e miglioramento continuo delle performance climatiche. L’obiettivo è contribuire in modo sempre più significativo alla transizione verso un’economia a basse emissioni, secondo il concetto del decoupling, coerente con i limiti planetari e con una visione di rigenerazione del Pianeta.
C: In un’ottica di miglioramento continuo, nei prossimi anni intendiamo rafforzare in modo particolare gli aspetti dell’Azione per il Clima legati alla riduzione delle emissioni lungo la catena del valore, soprattutto sul fronte dello Scope 3, dove si concentra la parte più significativa del nostro impatto. Un elemento centrale di questo percorso è la transizione verso il Carbon Minimal Inhaler (CMI), il nostro programma di inalatori a minimo impatto carbonico. Chiesi è stata la prima azienda farmaceutica a impegnarsi pubblicamente nella riduzione dell’impronta climatica degli inalatori pressurizzati predosati (pMDI), sostenendo questo obiettivo con un investimento di oltre 400 milioni di euro. I pMDI sono dispositivi essenziali per il trattamento di patologie respiratorie come asma e BPCO, perché garantiscono un sollievo rapido e una grande facilità d’uso per milioni di pazienti. Tuttavia, oggi utilizzano propellenti con un elevato potenziale di riscaldamento globale. Il progetto CMI nasce proprio per affrontare questa criticità, ripensando la tecnologia degli inalatori senza compromettere efficacia, sicurezza e continuità terapeutica. Grazie all’introduzione di un propellente di nuova generazione a basso potenziale di riscaldamento globale, è possibile ridurre fino al 90% l’impatto climatico degli inalatori, sia nella fase produttiva (Scope 1) sia durante l’utilizzo dei prodotti venduti (Scope 3). Inoltre, vogliamo rafforzare ulteriormente il lavoro sulla catena di fornitura. Attraverso il programma Value Chain Evolution, integriamo criteri ambientali e climatici nei processi di qualificazione e valutazione dei fornitori, promuovendo relazioni basate sulla responsabilità condivisa. Questo approccio è rafforzato dal nostro Codice di Interdipendenza, co-creato con partner e fornitori, che definisce valori e impegni comuni in ambito di sostenibilità. Per monitorare in modo oggettivo le performance dei nostri partner e i progressi sulle emissioni Scope 3, utilizziamo strumenti come EcoVadis. Nel dicembre 2025, Chiesi ha ottenuto nuovamente la certificazione Platinum, posizionandosi nel top 1% delle aziende valutate a livello globale. Un riconoscimento che conferma l’efficacia del nostro approccio e ci aiuta a rafforzare l’allineamento della catena di fornitura ai nostri
obiettivi climatici. Per noi, l’area di impatto Azione per il Clima fornisce un riferimento chiaro e misurabile per guidare l’evoluzione della nostra strategia climatica, integrando innovazione scientifica e una rendicontazione rigorosa, in particolare lungo la catena del valore.